Cancellare l’emendamento “anti-precari”
Un appello al parlamento per cancellare l’emendamento “anti-precari”. Una modifica alla manovra finanziaria contro i diritti di milioni di lavoratori
di Gianni Bottalico ( Presidente provinciale Acli milanesi). 28/07/2008. Riprendiamo da ACLI Milano.com
L’emendamento numero 5.10 all’art. 21 (recante “Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato”) della manovra finanziaria (decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112), approvato nelle Commissioni alla Camera durante la seduta notturna del 16 luglio scorso, se confermato, creerebbe un notevole danno alla fascia più svantaggiata dei lavoratori, quella dei lavoratori atipici, e con ogni probabilità sarebbe destinato a compromettere per lungo tempo la qualità delle relazioni tra governo e parti sociali.
Ritengo che su questo emendamento, che porta la firma dei relatori Marino Zorzato e Giorgio Jannone, del Popolo della Libertà, non si possa che esprimere un giudizio negativo per almeno due ragioni.
La prima è relativa al problema dell’indennizzo. La nuova norma, infatti, prevede che, in caso di violazione delle norme sui contratti a termine, il datore di lavoro ha l’obbligo di indennizzare il lavoratore con una cifra compresa tra un minimo di 2,5 ad un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione. Il datore di lavoro, quindi, non è più tenuto all’assunzione a tempo indeterminato del lavoratore precario che si vedrebbe pure privato del contratto a termine nel caso in cui ricorra alla giustizia. Si tratta di una incongruenza giuridica enorme, a cui occorre porre subito rimedio.
L’altra ragione riguarda il fatto che il medesimo emendamento afferma anche che le nuove disposizioni si applicano ”anche ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto”. È qui evidente il prevalere di contingenti preoccupazioni contabili riferibili a qualche grande azienda di servizi, rispetto a chiari e coerenti obiettivi di politica del lavoro.
Si tratta di una forma di sanatoria per tutti gli abusi nell’uso del contratto a termine che si sono verificati in passato e per i quali è ancora in corso il giudizio. Ma proprio questo pone più di un ombra di costituzionalità su un provvedimento che appare sbilanciato sugli interessi delle aziende e che abbassa il livello dei diritti di oltre tre milioni di lavoratori precari.
Facciamo appello alle forze politiche tutte affinché il Parlamento elimini dal testo finale questo emendamento da cui i ministri Sacconi e Brunetta hanno opportunamente già preso le distanze. È il momento in cui chi manifesta sensibilità nei confronti del mondo del lavoro lo dimostri, prendendo le debite iniziative in seno al governo, alla maggioranza e tra le forze di opposizione.
Gianni Bottalico
Presidente provinciale Acli milanesi
Manovra, imboscata per i poveri Tolto a 36mila l’assegno sociale
La manovra economica del governo si scaglia contro i precari ma anche contro pensionati e casalinghe, e tutti i soggetti che hanno diritto all’assegno sociale: dal 2009, infatti, il beneficio dell’assegno che garantisce una pensione a chi non ha versato contributi di lavoro, sarà corrisposto solo a chi ha «lavorato legalmente con un reddito almeno pari all’importo dell’assegno sociale, in via continuativa, per almeno dieci anni». Così secondo le modifiche dei requisiti per ricevere l’assegno sociale, inserite nell’articolo 20 del Dl 112 sulla manovra, già votato dalla Camera.
In altre parole dal beneficio non sono esclusi solo gli immigrati, primi soggetti destinatari del provvedimento, ma anche le 8 milioni di casalinghe che per tutta la vita non hanno lavorato, per badare alla casa e ai figli. E gli anziani indigenti, privi di reddito e in condizioni di povertà. Un attacco frontale ai diritti e a «uno dei pilastri delle politiche di assistenza», fatto oltretutto «senza alcuna consultazione con le organizzazioni sindacali», denuncia la Uilp. Insomma, dato il tipo di prestazione non ha alcun senso collegarla «all’aver svolto una attività lavorativa e all’aver versato contributi previdenziali, confondendo ancora una volta assistenza e previdenza».
L’assurdità del provvedimento è dimostrata poi dal voler colpire una categoria, già debole, come quella degli immigrati, e arrivare a penalizzarne altre due. «Volevano affrontare il problema dei ricongiungimenti familiari dei neocomunitari – spiega Luciano Caon, della segreteria nazionale dello Spi-Cgil – e hanno penalizzato e danneggiato anche pensionati che hanno diritto all’assegno».
Si tratta di circa 36 mila persone. E per difendere il loro diritto all’assegno i sindacati sono pronti alla protesta: «Se al Senato non viene modificata la norma organizzeremo una grande iniziativa di protesta – annuncia Caon – perché vogliamo assolutamente che il dispositivo venga modificato».
Altro che la social card versione Tremonti. «Non ci servono carte di questo genere che non servono ad affrontare veramente il problema delle pensioni, né la politica assistenziale», dice Caon.
E anche le casalinghe lamentano «i diritti traditi».In tal caso da quello che è il loro beniamino «noi siamo state tutte con Berlusconi e Berlusconi un ringraziamento ce lo deve dare», ha detto il presidente di Federcasalinghe, Federica Rossi Gasparrini. «Vedremo come esce questa manovra – ha aggiunto – e poi ci organizzeremo per vincere e saremo pronte a dare battaglia al governo». Netta contrarietà della Uil pensionati alle «Si tratta di una decisione grave, sia nei suoi contenuti sia nelle modalità con cui è stata presentata e approvata dal primo ramo del Parlamento», afferma il segretario generale della Uilp, Romano Bellissima.
Pubblicato il 28.07.08 da “L’Unità”













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